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Published on 04/06/2021by euricse

Terzo settore protagonista dell’innovazione sociale

Come valorizzare al massimo il potenziale innovativo che il Terzo settore, fin dalle origini e – di nuovo – durante la pandemia, ha dimostrato di possedere? Erika Stefani, ministra per le Disabilità, Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione Con il Sud, Ivana Pais, sociologa dell’Università Cattolica di Milano e Carlo Borzaga, presidente Euricse, in dialogo con Diego Andreatta, direttore di Vita Trentina, al Festival dell’Economia 2021 hanno riflettuto su una delle sfide fondamentali per la ripartenza: il riconoscimento del nonprofit come attore cruciale del cambiamento, sfruttando gli strumenti offerti dalla riforma del Terzo settore.

La registrazione dell’evento

Diego Andreatta Carlo Borzaga Presidente Euricse Ivana Pais Festival Economia Trento 2021 (foto Daniele Panato/Agenzia Panato)

“Anche se mancano i provvedimenti attuativi, con la riforma del Terzo settore siamo di fronte a una rivoluzione”, ha evidenziato la ministra per le Disabilità, Erika Stefani. “Passiamo da un modello bastato su Stato e mercato a uno che coinvolge anche la comunità”. Un passaggio epocale al quale mancano però alcuni tasselli. “Siamo carenti nella visione di insieme, nel rendere effettiva la coprogettazione e l’articolo 55 del Codice”, ha ammesso la ministra.

Per trovare la strada giusta, è intervenuto il presidente Euricse Carlo Borzaga, bisogna guardare a quanto avvenuto negli anni ’70, quando i servizi sociali in Italia avevano carattere spiccatamente emergenziale ed erano altamente istituzionalizzati (ospedali psichiatrici, orfanotrofi, gradi strutture di contenimento delle persone disabili). “Il Terzo settore, prima come volontariato poi come cooperazione sociale, ha inventato da zero servizi alternativi – case famiglie, centri diurni, inserimento lavorativo – che poi sono quelli che abbiamo oggi”, ha aggiunto Carlo Borzaga. “Se vogliamo l’innovazione sociale – ha proseguito – è quella stagione di mezzo secolo fa che dobbiamo replicare, aggiornandola e puntando sulle logiche di coprogrammazione e coprogettazione”.

Carlo Borzaga Presidente Euricse Festival Economia Trento 2021 (foto Daniele Panato/Agenzia Panato)

La chiave, secondo il presidente di Fondazione Con il Sud Carlo Borgomeo, è tutta nel riconoscimento effettivo del Terzo settore come attore di cambiamento efficace e come soggetto di sviluppo, a partire dagli investimenti del PNRR, dove invece non è mai indicato come soggetto attuatore.

Testimonianza delle capacità di resilienza del comparto arrivano anche dall’utilizzo delle piattaforme digitali durante la pandemia. “Tra ente pubblico, cooperative e utenza c’è stata contaminazione spontanea: serve uno sforzo per riconoscere le doti di innovazione del Terzo settore”, ha detto Ivana Pais, sociologa dell’Università Cattolica di Milano.

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Published on 14/05/2021by euricse

Manager del sociale, la community degli ex-corsisti Master GIS a quota 400

Aperte le iscrizioni alle 26° edizione del master universitario in Gestione di imprese sociali

Agricoltura sociale, finanza etica, servizi socio-assistenziali ed educativi, inserimento lavorativo di persone svantaggiate: questi sono solo alcuni dei settori nei quali i 400 diplomati del Master in Gestione di imprese sociali hanno trovato occupazione al termine del percorso formativo curato da Euricse e dall’Università di Trento. Oggi, contestualmente alla firma della convenzione triennale che regolamenta i rapporti tra l’istituto di ricerca e l’ateneo, sono state aperte le iscrizioni per la 26° edizione ed è stato annunciato per il prossimo 10 giugno l’Open Day virtuale di presentazione delle novità e delle attività in programma.

La community di ex-corsisti

“Questo master, che è il più antico corso annuale di formazione dedicato al nonprofit in Italia, ha una storia importante, fondata sul rapporto con l’Università di Trento e in particolare con i tre dipartimenti di Giurisprudenza, Economia e Management e Sociologia. I risultati dell’elevato livello di questa esperienza formativa si vedono anche nei tassi di placement, vicini al 90%”, ha detto il presidente di Euricse, Carlo Borzaga.

Era il 1995 quando l’Istituto Studi Sviluppo Aziende Non profit (ISSAN) dell’Università di Trento – oggi Euricse – promosse la prima edizione del Master sotto forma di corso post-laurea di 150 ore. Più di un quarto di secolo dopo la community di ex-corsisti – che grazie al Master ha mantenuto strette relazioni con una consolidata rete di organizzazioni, professionisti e corpo docente – ha festeggiato il traguardo dei 400 componenti. Oggi gli ex studenti sono dirigenti, manager, funzionari di imprese sociali, cooperative sociali, consorzi, fondazioni, associazioni di volontariato, RSA, associazioni nazionali di categoria e aziende non-profit in generale. “Sono tutte persone accomunate da una sola, forte motivazione: migliorare la qualità della vita delle persone, cercando risposte imprenditoriali ai bisogni sociali delle comunità; è questa voglia di ‘impatto positivo’ che, in definitiva, unisce la nostra community”, spiega il referente e tutor d’aula di Euricse, Alessandro Caviola.

Il rinnovo della convenzione

Convenzione Università di Trento – Euricse. 14 Maggio 2021, Euricse. Il momento della firma, a destra il prof. Carlo Borzaga e a sinistra il Rettore Flavio Florian.

Apprezzamento sul percorso di studio è stato espresso anche dal rettore Flavio Deflorian, che oggi ha fatto visita alla sede di Euricse per la firma della convenzione triennale che regolamenta i rapporti tra le due istituzioni per quanto concerne gli aspetti organizzativi, amministrativi e finanziari del Master. Il master attribuisce 60 crediti formativi per 1500 ore tra didattica e tirocini, con un numero minimo di 16 e un massimo di 25 iscritti. “Nei prossimi anni, per affrontare gli effetti gravi che la pandemia ha generato sull’economia e sulla società, ci sarà bisogno di alleanze. Sappiamo che il pubblico verrà chiamato a riforme e interventi importanti, ma non potrà operare da solo. Una delle realtà con le quali dovrà sviluppare alleanze è quella del Terzo settore. Proprio per questo, la professionalizzazione di chi si occupa e opera nell’economia sociale e nella cooperazione, diventa determinante per la qualità della ripartenza e per garantire quegli elementi di inclusività oggi così importanti. La partnership del nostro Ateneo con Euricse va in questa direzione, quella di approfondire ulteriormente conoscenze, scambiare competenze, allargare su scala internazionale il confronto con le migliori pratiche in questo settore”, ha sottolineato il rettore.

Aperte le iscrizioni alla 26° edizione

Oggi sono state aperte le iscrizioni alla 26° edizione del Master GIS. Gli aspiranti corsisti possono accedere fin da subito al sito www.mastergis.eu per compilare l’application online. Le iscrizioni sono aperte fino all’11 ottobre con tutte le informazioni disponibili nel bando di ammissione online. La 26° edizione prevede docenze rinnovate e, grazie al sostegno di Fondazione Caritro, alcuni elementi innovativi di supporto alla didattica, tra i quali un MOOC (massive open online course) per l’approfondimento di alcune tematiche trattate in aula e una “guida multimediale alle competenze manageriali”. Il 10 giugno è in calendario l’Open Day virtuale di presentazione delle attività con la presenza del direttore del Master, Marco Bombardelli. Le lezioni dell’anno accademico 2021/2022 inizieranno a novembre 2021 e si concluderanno ad aprile 2022, per poi lasciare spazio ai 5 mesi di tirocinio in imprese sociali ed organizzazioni non profit nazionali ed europee.

La 25° edizione è stata condizionata dalla pandemia, ma la maggior parte della didattica si è svolta comunque in aula. In questi giorni sono partiti i tirocini dei 17 corsisti in organizzazioni del Terzo settore e in imprese sociali su tutto il territorio nazionale.

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Published on 11/05/2021by euricse

Dimensioni e caratteristiche dell’economia sociale italiana nel ritratto di Euricse ed Istat

Presentata la prima ricerca nazionale che indaga cooperative tradizionali e istituzioni nonprofit

Scarica qui il rapporto

Rivedi qui il webinar di presentazione

Associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e altre istituzioni nonprofit contribuiscono all’economia italiana con un valore aggiunto di oltre 49 miliardi di euro, il 3,4% del totale (6,7% sulla sola economia privata). Quasi un addetto su 10 del privato è impiegato in un’organizzazione dell’economia sociale, una proporzione che sale a oltre il 60% nei settori dell’istruzione e al 45,1% in quello della sanità e dell’assistenza sociale. E ancora, dal 2015 al 2017, le istituzioni dell’economia sociale sono aumentate di numero (+4,2) e hanno assunto più persone (+3,5%). Sono queste le evidenze principali del primo rapporto Euricse-Istat sull’economia sociale presentato oggi online con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato anche la viceministra dell’Economia e Finanze Laura Castelli e il presidente Cnel Tiziano Treu.

Il percorso di ricerca

La collaborazione tra Istat ed Euricse è nata nel 2019 per ricomporre la frammentazione statistica dei dati sulle organizzazioni dell’economia sociale. Due anni fa è stato pubblicato un primo rapporto che ha riguardato la sola componente delle imprese cooperative. La ricerca “L’economia sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave”, basata su dati 2015-2017, riguarda invece tutto il comparto delle organizzazioni nelle quali l’obiettivo è diverso dal profitto, la gestione è affidata a coloro che sono in genere i beneficiari dell’attività e il capitale ha una funzione puramente strumentale.  

L’evento di presentazione

Durante l’evento online di martedì 11 maggio, moderato dal giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, aperto dalla viceministra dell’Economia e Finanze, Laura Castelli, dal segretario generale Euricse Gianluca Salvatori e da Caterina Viviano, responsabile Servizio registri statistici Istat, si è svolta un dialogo tra il presidente di Euricse, Carlo Borzaga, e il presidente del CNEL Tiziano Treu. I principali risultati della ricerca sono stati presentati da Eddi Fontanari di Euricse e da Massimo Lori di Istat, due dei curatori del rapporto.

Il segretario generale di Euricse, Gianluca Salvatori

“Oggi serve una visione complessiva della rilevanza e della diffusione di tutte le organizzazioni centrate sulle persone e gestite di conseguenza. È fondamentale soprattutto in questo momento in cui è necessario alleviare le sofferenze sociali e contestualmente rilanciare l’economia, anche attraverso la messa a terra di molti dei progetti del Pnrr dove, anche se il Piano no dell’n lo prevede in modo esplicito, le organizzazioni dell’economia sociale avranno un ruolo determinate”, ha detto il presidente di Euricse, Carlo Borzaga.

“Mettere a terra questo rapporto è l’inizio di un percorso importante, perché è solo grazie ai dati, anche con il conto satellite ad hoc che abbiamo chiesto ad Istat di realizzare, e con un nuovo ecosistema di strumenti finanziari, che come Ministero dell’Economia e delle Finanze intendiamo promuovere, che riusciremo a mettere in piedi un sistema di policy dedicato. Rientrano in questa logica la finanza d’impatto ed i social bond, su cui dobbiamo necessariamente fare presto.
L’Italia, come hanno già fatto altri paesi e l’Europa stessa, ha messo l’economia sociale nell’agenda per la ripresa. È un settore fondamentale, che deve poter contare sugli strumenti giusti”, ha sottolineato Laura Castelli, vice ministra dell’Economia e delle Finanze, con delega all’economia sociale.

Laura Castelli, vice ministra dell’Economia e Finanze

“I dati del rapporto confermano le dimensioni imponenti raggiunte in Italia dal fenomeno dell’economia sociale. Di fronte alla sfida della ripartenza, i valori e l’entusiasmo della volontarietà dovranno ora essere sostenuti da maggiori conoscenze e professionalità dei singoli, più solide capacità organizzative, minore frammentazione delle iniziative e degli enti presenti nel variegato mondo del terzo settore”, ha commentato il presidente del CNEL, Tiziano Treu.

Tiziano Treu, presidente CNEL

I dati del rapporto

Entro i confini dell’economia sociale in Italia si muovono quasi 380 mila organizzazioni per un valore aggiunto complessivo di oltre 49 miliardi di euro, 1,52 milioni di addetti (che salgono rispettivamente a 51,8 miliardi di euro e a 1,58 milioni includendo anche le controllate dei gruppi cooperativi) e più di 5,5 milioni di volontari. Tre su quattro delle organizzazioni sono costituite in forma di associazione, ma sono le cooperative a impiegare oltre i tre quarti degli addetti e a contribuire maggiormente al valore aggiunto, con una quota vicina al 60%.

Le organizzazioni dell’economia sociale sono più numerose negli ambiti delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (37%), ma i settori più rilevanti dal punto di vista economico e dell’occupazione sono quelli dell’istruzione – con una quota in termini sia di valore aggiunto che di addetti che nel comparto privato supera il 60% – e della sanità e dell’assistenza sociale (35,9% del valore aggiunto, 45,1% degli addetti sempre del settore privato).

A livello geografico, è la Lombardia ad avere una maggiore concentrazione di organizzazioni dell’economia sociale, oltre il 15% di tutto il Paese con il 22% del valore aggiunto. Se si guarda al contributo economico, in seconda posizione c’è l’Emilia-Romagna, con l’8% delle organizzazioni e il 15% del valore aggiunto.

L’85,5% delle istituzioni dell’economia sociale è finanziata da fonti private: in controtendenza le organizzazioni della sanità che si appoggiano invece per la metà dei loro introiti alla pubblica amministrazione.

I dipendenti di associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e altre istituzioni nonprofit sono in maggioranza donne (57,2%) e in media con un livello di istruzione superiore dei colleghi che lavorano nelle altre imprese: la percentuale di laureati è infatti del 21,4% contro il 14,6% di chi lavora nelle imprese tradizionali. Molto diffuso è il part-time: il 45,9% dei dipendenti delle organizzazioni di economia sociale è a tempo parziale contro il 26,8% delle altre imprese: un’incidenza che può essere spiegata con il maggior peso della componente femminile e la concentrazione in determinate categorie economiche.

Se si guarda all’evoluzione del comparto negli anni esaminati dal rapporto (2015-2017), il numero di organizzazioni dell’economia sociale è aumentato del 4,2%, così come è cresciuto il numero di dipendenti (+3,5%). La crescita numerica maggiore si è registrata nel Sud, con in testa il Molise (+14,1%) mentre, guardando ai settori di attività, l’aumento più sensibile è nell’ambito dell’istruzione (+16,2%) e della cultura e sport (+13,6%).

L’ultima parte del rapporto è dedicata a focus settoriali su sanità e assistenza sociale, istruzione e formazione, cultura, sport e ricreazione: l’analisi evidenzia che il processo di policy making a livello degli enti territoriali e locali ha prodotto un welfare a geometria variabile in cui cambia l’apporto di amministrazioni locali, mercato ed economia sociale e che restituisce una rappresentazione di quest’ultima che va oltre la tradizionale separazione tra Nord e Sud del Paese.

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Published on 04/03/2021by redazione

Mafia, i beni confiscati diventano capitale sociale puro

La gestione per fini sociali dei beni confiscati alla criminalità organizzata può giocare un ruolo fondamentale nella lotta al fenomeno mafioso. La nostra collaboratrice Caterina De Benedictis ha firmato un articolo su questo tema ospitato dalla Rivista giuridica del Mezzogiorno pubblicata dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. Il suo contributo ha come obiettivo la mappatura dei beni confiscati, nella convinzione che, per combattere efficacemente la mafia, sia indispensabile compiere azioni capaci di “riconvertire il ‘capitale sociale mafioso’ in ‘capitale sociale puro'” (Baldascino, Mosca, 2014).

Quali sono i dati principali che escono dalla mappatura?

I beni immobili confiscati alla criminalità organizzata sono 33.777, dei quali il 51% sono beni ancora in gestione e quindi amministrati dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), mentre il 49% è rappresentato da beni destinati per un riutilizzo istituzionale o sociale. L’83% dei beni immobili destinati si trova nelle regioni del Mezzogiorno, mentre il 17% al Centro e al Nord. È interessante individuare le prime sei regioni che si contraddistinguono per incidenza maggiore di beni immobili. Se le prime tre posizioni  sono ricoperte dalle regioni meridionali note per le particolari caratteristiche e la lunga tradizione che contraddistingue la criminalità organizzata (cosa nostra siciliana, la camorra campana e la ‘ndrangheta calabrese), poco fuori dal podio si trovano la Lombardia e il Lazio, a testimonianza del fatto che il fenomeno della criminalità organizzata non può e non deve più essere pensato e – di conseguenza combattuto – come un fenomeno che interessa e colpisce le sole regioni meridionali. I beni immobili vengono prioritariamente destinati agli enti locali (81%) e, nello specifico ai Comuni, per finalità prevalentemente di carattere sociale e istituzionale. In particolare, su un ampio campione costituito da 5.490 beni immobili destinati, si osservi come il 13% (730) sia stato affidato – tramite bando indetto dall’ente locale preposto – a soggetti rappresentativi del Terzo settore, tra cui spiccano le fondazioni (50), i consorzi (85), le cooperative sociali (288) e le associazioni (307). Rilevante anche il numero di beni immobili destinati e assegnati al mondo cattolico (33), alle organizzazioni sportive (34), nonché soprattutto a coprire le implicazioni delle situazioni di emergenza abitativa (147). I beni aziendali in Italia, invece, sono 4.040, di cui solo il 33% è stato destinato definitivamente. La maggior parte di questi beni è sita nel Mezzogiorno, dove si trova il 79% dei beni aziendali già destinati    

In cosa consiste il riutilizzo per fini sociali dei beni confiscati alla criminalità organizzata e qual è il ruolo giocato dal Terzo settore nella riconversione del capitale sociale mafioso?

Il riutilizzo per fini sociali dei beni confiscati consiste nella destinazione dei beni agli enti locali (Comuni, Province, Regioni e Città metropolitane), i quali possono amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione – con apposita convenzione e a titolo gratuito – a soggetti particolarmente rappresentativi degli enti locali, aventi finalità pubbliche e sociali. Tra questi soggetti, individuati dall’art. 48 comma 3 del Codice Antimafia, rientrano in particolar modo gli enti del Terzo settore. Quale che sia l’uso che l’ente individuato alla destinazione del bene intende realizzare, appare indispensabile che lo scopo principale consista – e debba sempre consistere – nella restituzione alla collettività del bene sottratto alla criminalità organizzata. L’aumento del capitale sociale determinato dalla natura stessa delle organizzazioni dell’economia sociale permette – molto più che in altri casi – la rigenerazione dei livelli di fiducia interni alla comunità, da cui deriva un ulteriore aumento del capitale sociale, inteso come principale prerequisito per lo sviluppo non solo sociale ma anche economico di un territorio.

Perché il riutilizzo sociale dei beni confiscati è anche un’arma di lotta?

L’istituto della confisca, e successivamente della destinazione dei beni precedentemente posseduti e utilizzati dalla criminalità organizzata, assume forza e concretezza solo laddove il capitale sociale mafioso venga trasformato in capitale sociale puro. Affinché ciò avvenga, la comunità deve avere la possibilità di appropriarsi – non solo metaforicamente – del bene in questione, interrompendo e soprattutto invertendo il processo di legittimazione dell’azione della criminalità organizzata. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata è un’opportunità fondamentale di sviluppo non solo sociale, ma anche economico. L’azione della criminalità organizzata, depauperando i territori della loro iniziale dotazione di capitale sociale puro, non solo determina l’aumento dei livelli di sfiducia tra i cittadini e tra essi e le istituzioni, ma influenza negativamente il comportamento delle imprese legali, generando una perdita d competitività dei territori.

Può citare dei casi virtuosi di coinvolgimento del Terzo settore in quest’ambito?

Per quanto riguarda il riutilizzo per fini sociali di beni immobili, estremamente rilevante è l’esperienza virtuosa del Progetto La RES – Rete di Economia Sociale, nato nel 2012. Si tratta di un’esperienza pionieristica di infrastrutturazione sociale, nata e sviluppatasi in Campania, nelle zone del casertano, avente come obiettivo principale lo sviluppo integrato del territorio, attraversa la messa in produzione e la valorizzazione dei beni confiscati alla camorra, affidati alle organizzazioni sociali del territorio. Capofila del progetto è l’APS Comitato don Peppe Diana. In relazione ai beni aziendali emerge il caso della Calcestruzzi Ericina Libera, convertita da impresa tradizionale a cooperativa successivamente alla confisca del bene aziendale, di proprietà della criminalità organizzata. La nuova cooperativa, dopo aver interamente rinnovato le strutture per la produzione del calcestruzzo, ha realizzato un impianto di riciclaggio di inerti «tecnologicamente all’avanguardia». I materiali inerti, che in assenza di tale impianto sarebbero stati gettati in discarica o addirittura liberati nell’ambiente circostante, come spesso accade, vengono recuperati e trasformati in risorsa.

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Published on 03/02/2021by redazione

Recovery Plan, Euricse alle audizioni in Parlamento per valorizzare l’economia sociale

Il segretario generale di Euricse Gianluca Salvatori ascoltato dalla Commissione Affari sociali

Martedì 2 febbraio il segretario generale di Euricse Gianluca Salvatori è stato ascoltato dalla XII Commissione permanente Affari sociali della Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame in sede consultiva della proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Nel suo intervento, sintetizzato in una memoria che sarà caricata a breve sul sito del Parlamento, Salvatori ha sottolineato la necessità di includere nel PNRR l’economia sociale e il Terzo settore come attori chiave del rilancio del Paese: “La versione attualmente all’esame delle Camere non valorizza adeguatamente il potenziale di questo enorme bacino di risorse, capacità e idee. Il Terzo settore e l’economia sociale sono già ora attori rilevanti: se meglio sostenuti, possono dare un contributo significativo alla realizzazione del Recovery Plan”.

Il video dell’audizione

Mezz’ora in video conferenza collegato con la XII Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito dell’esame della proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ieri pomeriggio il segretario generale di Euricse, Gianluca Salvatori, ha presentato davanti ai membri della commissione le valutazioni e le proposte di Euricse e Fondazione Italia Sociale sul contributo del Terzo settore e dell’economia sociale al Recovery plan.

Nella giornata di ieri la XII Commissione ha ascoltato, tra le altre realtà, il Forum disuguaglianze e diversità, Save the Children, il Forum nazionale del Terzo settore, le ACLI e l’ARCI. Nella sua audizione Salvatori ha confermato quanto Euricse aveva già evidenziato lo scorso giugno nella lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per proporre un piano di azione per il terzo settore e l’economia sociale.

Le valutazioni e le proposte di Euricse

Il punto di partenza della riflessione di Euricse è che, nonostante l’Italia sia tra i primi in Europa per rilevanza del Terzo settore, nella versione attuale del PNRR il potenziale effettivo non emerge. “L’economia sociale non viene nemmeno menzionata nel documento – ha fatto notare il segretario generale di Euricse alla Commissione – mentre le citazioni riservate al Terzo settore sono per lo più incidentali, limitate alle funzioni di carattere assistenziale o riparativo”. “Invece – ha proseguito nel suo intervento – si tratta di un insieme di attori civili, sociali ed economici già impegnati, e ulteriormente impegnabili, in molti degli interventi previsti dal piano”. Tra gli esempi citati, oltre ai più noti asili per l’infanzia e servizi di cura degli anziani e dei portatori di handicap, ci sono l’housing sociale, l’inserimento lavorativo, il servizio civile per i giovani e l’economia circolare.

Gianluca Salvatori ha poi messo sul piatto quattro proposte di valorizzazione di Terzo settore ed economia sociale:

L’iter del PNRR

Le osservazioni delle Commissioni Affari sociali di Camera e Senato, al termine delle audizioni, saranno trasmesse, assieme ai rilievi di tutte le altre commissioni permanenti, alle Commissioni Bilancio, che relazioneranno alle rispettive aule di appartenenza con le proposte di modifica. Le relazioni diventeranno a quel punto delle risoluzioni per l’aula che, una volta approvate, vincoleranno il Governo a ritoccare il testo secondo le indicazioni del Parlamento. A quel punto, dopo l’approvazione definitiva alle Camere, il PNRR dovrà essere inviato alla Commissione europea. Il termine ultimo per la presentazione a Bruxelles è fissato al 30 aprile 2021.

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Published on 02/12/2020by redazione

Terzo settore e pubblica amministrazione, online l’instant book di Euricse

Sette firme prestigiose di accademici e personalità di spicco dell’economia sociale per commentare la sentenza 131/2020 della Corte costituzionale, divenuta in poco tempo il punto di riferimento imprescindibile per definire i rapporti tra enti pubblici e terzo settore. Euricse ha appena pubblicato il suo primo instant book, intitolato “Terzo settore e pubblica amministrazione. La svolta della Corte costituzionale”, che raccoglie le riflessioni presentate in occasione dell’omonimo convegno organizzato online il 26 ottobre 2020. Il volume digitale, curato dai professori Silvia Pellizzari e Carlo Borzaga, con la prefazione della giudice costituzionale Daria de Pretis, è scaricabile gratuitamente da oggi sul sito di Euricse www.euricse.eu

La sentenza della Corte costituzionale 131 del 2020, pubblicata il 1° luglio scorso, rappresenta un punto di svolta nei rapporti tra la pubblica amministrazione e il terzo settore, in quanto dà pieno riconoscimento all’articolo 55 del Codice del terzo settore e, in particolare, agli istituti della coprogettazione e della coprogrammazione come modalità privilegiate di relazione tra sfera pubblica e sfera del privato sociale.

Proprio per valorizzare la portata rivoluzionaria della pronuncia, e alla luce del successo del primo convegno nazionale sull’argomento organizzato lo scorso 26 ottobre, Euricse ha voluto pubblicare le riflessioni dei relatori che rappresentano alcuni tra i massimi studiosi di terzo settore. Oltre al presidente di Euricse Carlo Borzaga, hanno partecipato all’iniziativa le docenti dell’università di Trento Paola Iamiceli e Silvia Pellizzari – che è anche curatrice del volume assieme a Borzaga -, Luca Gori della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, il vicedirettore di Welforum Gianfranco Marocchi, il presidente di Assifero Felice Scalvini e il presidente di Labsus Gregorio Arena.

L’instant book è aperto dalla prefazione della giudice costituzionale, nonché professoressa all’Università di Trento, Daria de Pretis, che fornisce un prezioso inquadramento della pronuncia, a partire dalla questione posta alla Consulta e relativa alla presunta illegittimità della legislazione regionale umbra sulle cooperative di comunità.

Il primo contributo ripercorre i passaggi normativi e i momenti salienti che hanno anticipato la sentenza della Corte. È firmato da Gianfranco Marocchi e riprende un saggio pubblicato anche sulla rivista “Impresa Sociale”. Il presidente di Euricse Carlo Borzaga si concentra invece sui fondamenti economici della pronuncia, mentre Paola Iamiceli evidenzia il ruolo del diritto privato nella disciplina degli enti del terzo settore. La riflessione di Luca Gori è dedicata al ruolo di primo piano che gli enti del non profit svolgono nell’attuazione dei dettati costituzionali. L’intervento successivo di Silvia Pellizzari si concentra sugli istituti di diritto amministrativo applicabili alla coprogrammazione e coprogettazione. Felice Scalvini si sofferma poi sul vero senso del “fare insieme” che sta a fondamento dell’articolo 55 del Codice del terzo settore. Le conclusioni dell’instant book sono state affidate a Gregorio Arena, autore della prima riflessione scientifica sui caratteri dell’amministrazione condivisa richiamata anche dalla Corte costituzionale, il quale ha fornito importanti spunti operativi per l’applicazione dell’articolo 55.

“Siamo davvero grati agli amici, colleghi e studiosi che hanno voluto partecipare a questa importante iniziativa”, hanno commentato i curatori Silvia Pellizzari e Carlo Borzaga. “L’instant book offre una prima chiave di lettura teorica e operativa della sentenza della Corte costituzionale che ha dato piena dignità costituzionale al ruolo del terzo settore anche attraverso un rapporto stabile e paritario con gli enti pubblici”.

“In una fase in cui il Paese avrà più che mai bisogno della collaborazione tra istituzioni e, in particolare, tra amministrazioni pubbliche e organizzazioni di terzo settore – concludono i due docenti – questa sentenza mette fine a un lungo periodo di incertezza normativa e per questo è destinata a dare un significativo impulso alla responsabilizzazione della società civile, allo sviluppo dei servizi di interesse generale e all’innovazione sociale”.

L’instant book è scaricabile qui

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Published on 24/11/2020by redazione

Migranti in Trentino, ogni euro speso “raddoppia” il suo valore

Presentata oggi la ricerca sull’accoglienza in Provincia commissionata da un pool di organizzazioni locali

Il Trentino sta rinunciando a quanto costruito negli ultimi dieci anni in tema di accoglienza, compreso l’effetto “moltiplicatore” di ogni euro speso per i migranti. È quanto emerso dalla ricerca commissionata ad Euricse dalla rete di organizzazioni Arcobaleno, Centro Astalli, Atas, Cgil e Kaleidoscopio e pubblicata nella collana “Quaderni” da Fondazione Migrantes. Il volume – che indaga l’impatto del sistema di accoglienza trentino da un punto di vista sociale ed economico e valuta i cambiamenti introdotti dal Decreto “Sicurezza e immigrazione” del 2018 – è stato presentato oggi, martedì 24 novembre, in un evento online alla presenza dei curatori Paolo Boccagni e Serena Piovesan (Università di Trento), Giulia Galera (Euricse), Leila Giannetto (FIERI, Torino).

La genesi della ricerca

Il volume, pubblicato da Fondazione Migrantes (organismo pastorale della CEI) nella collana “Quaderni”, riporta i risultati di una ricerca commissionata ad Euricse da una rete di enti trentini composta da Cooperativa sociale Arcobaleno, Centro Astalli Trento, Atas del Trentino, Cgil del Trentino e Kaleidoscopio. Lo studio – curato da Paolo Boccagni e Serena Piovesan (Università di Trento), Giulia Galera (Euricse) e Leila Giannetto (FIERI, Torino) – indaga l’impatto del sistema di accoglienza trentino da un punto di vista socio-economico alla luce dei cambiamenti introdotti dal Decreto “Sicurezza e immigrazione” (D.L. 113/2018). La ricerca è basata sui dati messi a disposizione dal Cinformi e dal Servizio statistico della Provincia, su due focus group e 27 interviste con stakeholder della pubblica amministrazione ed enti del terzo settore.

“Minori sono le risorse e competenze che riusciamo a dedicare alle persone più fragili e maggiori saranno le risorse che dovremmo investire in assistenza e in spese sanitarie, finendo spesso col mantenere le persone in uno stato di dipendenza e marginalità che fa male ai diretti interessati ma anche alle comunità nel suo complesso”, ha sottolineato Mariacristina Molfetta di Fondazione Migrantes. “Il volume lo illustra con chiarezza – ha aggiunto – e noi speriamo che una maggiore consapevolezza in questo senso aiuti ogni territorio a riorientare le scelte politiche e organizzative senza esitazioni, ritornando ad una concezione delle politiche sociali come motore e anima del bene comune”.

I dati del contesto trentino

Nella prima parte della ricerca emerge come in Trentino, fino all’entrata in vigore del Decreto Sicurezza e Immigrazione del 2018, esistesse un sistema di accoglienza centralizzato e ben funzionante, basato sul coordinamento di circa 20 enti gestori, in particolare organizzazioni del Terzo settore, da parte di Cinformi.

Il numero di territori comunali interessati dall’accoglienza straordinaria è andato ampliandosi negli anni: 42 comuni nel 2016, 65 nel 2017, 69 a fine 2018. Due terzi del totale dei richiedenti asilo sono però sempre stati ospitati a Trento e Rovereto. Il 2018 ha visto un cambio di tendenza per il numero di richieste di asilo in Trentino, come nel resto d’Italia, con la conseguente riduzione di persone accolte e una diminuzione delle strutture ospitanti (84 strutture nel 2019 contro le 170 dell’anno precedente).

I principali cambiamenti introdotti dal D.L. 113/2018 riguardano la cancellazione del permesso di protezione umanitaria, la trasformazione del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) in Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI) e la cancellazione dei servizi di integrazione per i richiedenti asilo, cambiamenti accompagnati da un sostanziale taglio delle risorse dedicate all’accoglienza.

Nella ricerca qualitativa la “voce” dell’accoglienza trentina

L’analisi qualitativa, basata su 27 interviste e due focus group dedicati agli aspetti cruciali dell’abitare e del lavoro, porta in primo piano il punto di vista delle realtà direttamente e indirettamente coinvolte nella fornitura di servizi a richiedenti asilo e rifugiati, per quanto concerne l’accesso ai servizi di welfare locale, il mercato del lavoro, la coesione sociale e l’impatto territoriale.

“Dalle interviste emerge che il Trentino sta rinunciando con considerevole superficialità a quanto costruito negli ultimi dieci anni facendo assegnamento sulla forte vocazione comunitaria e solidale del territorio e sulla capacità di innovare”, è la tesi sostenuta dal team di ricercatori. “Le recenti scelte politiche in materia di accoglienza sono dettate da una visione di brevissimo periodo”, aggiungono. “A medio e lungo termine questo approccio rischia di giungere a risultati opposti, penalizzando fortemente gli stessi territori ospitanti e i servizi territoriali a causa della crescente marginalità sociale e dei costi indiretti più alti che ne derivano per le istituzioni”.

L’impatto economico del sistema di accoglienza

Secondo i risultati dell’analisi di impatto realizzata da Eddi Fontanari con riferimento al 2016 – ovvero al massimo delle presenze – la spesa pubblica per l’accoglienza dei migranti ha contribuito a generare lo 0,03% del valore della produzione dell’economia trentina, con un’attivazione di oltre 9 milioni di euro distribuiti in particolare tra commercio, alloggio e ristorazione, sanità e assistenza sociale, oltre a trasporto e prestazioni professionali.

Guardando inoltre alle ulteriori ricadute sulle attività produttive in termini di beni e servizi intermedi e di consumi finali indotti, lo studio evidenzia che ogni euro speso per l’accoglienza ha generato complessivamente nel sistema economico trentino quasi due euro di valore della produzione (1,96), portando il totale da 9,4 a 18,5 milioni di euro nel 2016.

Le conseguenze della mancata accoglienza

Nel capitolo dedicato alle conseguenze economiche della mancata accoglienza, curato da Sara Depedri, emerge che, a fronte di un risparmio di spesa, i potenziali costi diretti e indiretti generati dalla riduzione dei servizi di accoglienza, orientamento al lavoro e integrazione rischiano di superare significativamente i benefici.

Basti pensare al mancato prelievo fiscale legato al calo delle assunzioni di richiedenti asilo, all’aumento di costi a carico delle strutture di accoglienza a bassa soglia e di quelli per la fornitura di generi di prima necessità, al rischio di aumento delle fragilità socio-sanitarie alle quali i servizi territoriali devono rispondere, tra i quali gli accessi impropri al pronto soccorso. Senza contare i licenziamenti di operatori altamente qualificati, spesso giovani laureati trentini, con una conseguente dispersione delle competenze acquisite.

Qui potete rivedere la presentazione.

Qui il pdf della pubblicazione.

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Published on 26/10/2020by redazione

Terzo settore e pubblica amministrazione, la svolta della Corte costituzionale

Euricse ha organizzato il primo convegno nazionale sulle ricadute teoriche e applicative della sentenza 131/2020 della Corte costituzionale incentrata sui rapporti tra Terzo settore e pubblica amministrazione. Dopo il saluto della giudice costituzionale Daria de Pretis, oggi lunedì 26 ottobre al workshop online sono intervenuti alcuni tra i maggiori esperti italiani sul tema, con più di 150 persone collegate in streaming da tutta Italia. L’appello degli studiosi: “Ora è il momento della svolta. Pubblica amministrazione e Terzo settore devono cambiare radicalmente modo di relazionarsi per mettere a disposizione della ripresa tutte le risorse e le intelligenze del paese”.

Il contesto

La sentenza 131/2020 della Corte costituzionale riguarda gli articoli 55, 56 e 57 del Codice del terzo settore, approvato nel 2017. Gli articoli prevedono per la pubblica amministrazione la possibilità di instaurare relazioni collaborative con gli enti del Terzo settore, ricorrendo, anziché agli strumenti classici del Codice degli appalti, a quelli della coprogrammazione e coprogettazione. La pronuncia della Consulta rappresenta quindi un punto di svolta, soprattutto in relazione alle resistenze dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e del Consiglio di Stato, secondo il quale l’articolo del Codice non sarebbe applicabile, perché in contrasto con il diritto europeo.

Il convegno online

Euricse, con il supporto della Provincia autonoma di Trento, ha organizzato lunedì 26 ottobre il primo convegno nazionale sulle conseguenze della sentenza, radunando alcuni tra i massimi studiosi dei rapporti tra ente pubblico e terzo settore. Oltre al presidente di Euricse Carlo Borzaga, sono intervenute le docenti dell’Università di Trento Paola Iamiceli e Silvia Pellizzari, il docente del Centro di ricerca Maria Eletta Martini di Pisa Luca Gori, il presidente di Assifero Felice Scalvini e il presidente di Labsus, Gregorio Arena.

Qui la registrazione del convegno.

I saluti istituzionali sono stati affidati alla giudice della Corte costituzionale Daria de Pretis. “Da quasi vent’anni la Costituzione riconosce ai cittadini il diritto di svolgere autonomamente attività di interesse generale e impegna l’amministrazione a favorire queste attività. Tutto questo si salda anche con la riconosciuta funzione sociale della cooperazione e della mutualità. La Corte costituzionale è chiamata ad applicare questi valori, e a farlo anche sul delicato terreno delle relazioni fra Stato e regioni”.

“Nella scelta tra modalità competitive e modalità di tipo più cooperativo di gestione dei rapporti tra pubblico e Terzo settore, la sentenza tiene conto anche delle ragioni economiche che consigliano di privilegiare i rapporti di tipo cooperativo, tra i quali in particolare la capacità delle organizzazioni di Terzo settore di individuare bisogni, innovare le risposte e apportare risorse aggiuntive”, ha sottolineato Carlo Borzaga, presidente Euricse.

“La sentenza, se per un verso riafferma la competenza del legislatore nazionale nel disciplinare le forme riconducibili al Codice del Terzo settore, dall’altra lascia aperta la strada a nuove forme di coinvolgimento di modelli di imprenditoria sociale per ora esterni al perimetro”, è stato il focus dell’intervento di Paola Iamiceli, docente di Diritto privato all’Università di Trento.

“La decisione della Corte impegna le amministrazioni pubbliche e il Terzo settore ad attuare con responsabilità e consapevolezza l’articolo 55 del Codice, privilegiando la sinergia tra attori e la messa in comune di mezzi, al posto della competizione per l’individuazione del miglior offerente”, ha messo in evidenza Silvia Pellizzari, docente di Diritto amministrativo all’Università di Trento.

“L’articolo 55 è la prima complessiva attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale. La Corte intende innescare un processo di modifica dell’esercizio della funzione amministrativa e del ‘modo’ di operare degli enti del Terzo settore, verso una sempre più incisiva attuazione dell’esigente ‘programma costituzionale’ di protezione dei diritti e tutela della libertà”, ha affermato Luca Gori, docente al Centro di ricerca Maria Eletta Martini.

“La sentenza è una sfida al cambiamento non solo per la pubblica amministrazione, bensì anche, e forse più, per il Terzo settore che, in forte discontinuità col passato, deve ripensare i propri asseti organizzativi e alcuni profili professionali oggi finalizzati a partecipare con successo a confronti competitivi. Lo deve fare per recuperare capacità di leggere i bisogni e di collaborare a vasto raggio per disegnare e implementare le risposte”, è stata la riflessione di Felice Scalvini, presidente Assifero.

“Nella traversata del deserto che ci aspetta nei prossimi mesi, forse anni, per colpa del virus, fare comunità sarà essenziale per non ritrovarci da soli ad affrontare le difficoltà. In questo senso la sentenza 131 non è solo epocale, ma è stata provvidenziale”, ha concluso Gregorio Arena, presidente di Labsus.

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Published on 07/10/2020by redazione

Terzo settore e pubblica amministrazione, il convegno sulla sentenza 131/2020 solo online

Il primo evento nazionale sul tema il 26 ottobre in streaming su YouTube

La sentenza della Corte Costituzionale 131 del 2020 rappresenta un punto di svolta nei rapporti tra la pubblica amministrazione e il terzo settore, in quanto dà pieno riconoscimento all’articolo 55 del Codice del terzo settore e in particolare agli istituti della coprogettazione e della coprogrammazione come modalità privilegiate di relazione tra le due realtà.

Per fare il punto sulle ricadute teoriche e applicative della sentenza, il 26 ottobre 2020 dalle 14 Euricse, con il supporto della Provincia autonoma di Trento, organizza il primo convegno nazionale sul tema, radunando i massimi studiosi dei rapporti tra ente pubblico e terzo settore. Oltre al presidente di Euricse Carlo Borzaga, interverranno Paola Iamiceli, Luca Gori, Silvia Pellizzari, Felice Scalvini e Gregorio Arena.

I saluti istituzionali saranno affidati alla giudice della Corte Costituzionale Daria de Pretis.

L’evento, pensato anche a favore delle amministrazioni locali e degli enti del terzo settore, sarà organizzato solo online con la trasmissione in diretta streaming sul canale YouTube di Euricse.

Per la partecipazione è comunque consigliata l’iscrizione a questo link entro lunedì 26 ottobre ore 12.

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Published on 23/09/2020by redazione

Fondi europei per il rilancio, chapeau alla Francia

Riproponiamo la riflessione del nostro segretario generale, Gianluca Salvatori, recentemente pubblicata su Vita online.

France Relance, un piano intelligente

Si chiama France Relance ed è il piano del governo francese per l’utilizzo dei fondi di Next Generation EU. Quando Macron lo ha presentato l’accento è stato posto sulla dimensione strategica della visione che lo ispira. E non era un’affermazione retorica. Tutto, nel piano francese di rilancio, mostra una chiara volontà di concentrare sforzi e risorse. A partire dalla scelta di utilizzare le risorse straordinarie provenienti dall’Europa in tre macro-aree (ecologia, competitività, coesione), venticinque temi, sessantotto misure. Indicando, tra queste, almeno alcuni impegni direttamente riferiti a emergenze sociali: in particolare, lotta alla povertà e inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Ma quel che più conta, il piano francese parte da una premessa. Sin dalle prime pagine indica nell’economia sociale una delle chiavi di lettura attraverso cui leggere l’intera strategia di rilancio. Non quindi un settore tra i tanti al quale destinare una frazione delle risorse disponibili, cercando di non scontentare nessuno, bensì l’indicazione di un modello economico di cui incoraggiare lo sviluppo. Si legge nel piano Macron: “Le strutture dell’economia sociale e solidale hanno un ruolo di primo piano (…) come è emerso con evidenza all’apice della crisi e di questo si terrà conto nella fase di rilancio. I soggetti dell’economia sociale e solidale sono parte della resilienza dell’economia francese. Contribuiscono allo sviluppo di un modello di crescita sostenibile e solidale. Fondamentale sarà la loro funzione per accompagnare la transizione ecologica e nell’affrontare la battaglia per il lavoro e l’inclusione sociale”.

L’Italia e gli errori da non ripetere

Parole cristalline, che tracciano una linea netta. Next Generation non può ripetere stancamente i modelli del passato, nell’illusione di tornare indietro. Bisogna guardare oltre, leggendo nella crisi. Ed è proprio l’esperienza pesante che ci ha imposto la pandemia ad indicare che gli investimenti per la ripartenza devono assumere l’economia sociale come priorità. Chapeau alla Francia dunque, che da tempo è impegnata a ritagliarsi su questo tema un ruolo di leadership, investendo politicamente nel non profit per la creazione di sviluppo e benessere sociale.

E l’Italia? Anche senza commentare i 556 progetti raccolti dal Governo dopo l’assemblaggio estivo di Ministeri, agenzie e società partecipate – e di cui subito dopo la pubblicazione ci si è affrettati a ridimensionare il ruolo – la situazione è presto detta. L’economia sociale è fuori dal radar e nemmeno il terzo settore è considerato (benché, per inciso, nel nostro paese abbia numeri e svolga funzioni più rilevanti che in Francia, anche per una storia di cronica debolezza del sistema pubblico). Se tra le centinaia di progetti presentati neppure uno sfiora il tema, l’assenza più vistosa è però nelle linee guida per il Piano nazionale di rilancio e resilienza (Pnrr).

Terzo settore, questo sconosciuto

Nel documento di indirizzo presentato alle Camere di terzo settore si parla in un solo luogo, quando si cita la necessità di nebulosi innovation ecosystems, descritti come ”luoghi di contaminazione di didattica avanzata, ricerca, laboratori pubblico-privati e terzo settore”. A parte questo bizzarro passaggio, null’altro. Cosicché quando il testo del Governo passa a trattare di equità sociale, creazione di occupazione, reskilling dei lavoratori,  presidi socio-sanitari territoriali, riqualificazione di aree urbane e aree interne, viene da chiedersi: ma come pensano di attuarli questi obiettivi, con interventi pubblici a tutto spiano? Con quali competenze e modelli? Perché non c’è neppure un riferimento alle organizzazioni non profit e alle imprese sociali, che su questi temi hanno già dimostrato con i fatti di produrre risultati?

L’occasione è davvero storica. Le possibilità di intervento offerte dal piano Next Generation EU chissà quando mai si ripresenteranno. Sicuramente non per un paio di generazioni. È il momento di alzare lo sguardo e pensare con una prospettiva di lungo, lunghissimo respiro. Il piano francese coglie un punto cruciale: non si può fare a meno del contributo dell’economia sociale per lo sviluppo di un modello di crescita sostenibile e solidale. È chiedere troppo che anche in Italia questa consapevolezza si faccia strada nei programmi del Governo?

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Published on 16/06/2020by redazione

Un action plan per il terzo settore e l’economia sociale | Lettera aperta al Presidente Conte

UN ACTION PLAN NAZIONALE  PER TRACCIARE LA STRATEGIA CON CUI RENDERE IL TERZO SETTORE E L’ECONOMIA SOCIALE PARTE INTEGRANTE DEL PERCORSO DI RILANCIO DEL PAESE.

Con una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, esponenti della società civile, operatori, ricercatori e cittadini attivi, chiedono che l’Italia si doti di un piano di azione per il terzo settore e l’economia sociale.

La lista dei firmatari dell’iniziativa, promossa da Carlo Borzaga e Gianluca Salvatori di Euricse e Marco Musella di Iris Network, è in continuo aggiornamento.

La sottoscrizione avviene a titolo personale e non impegna le organizzazioni di appartenenza.
Per ulteriori informazioni scrivere a: [email protected]



I cento giorni della pandemia hanno inferto al corpo della società italiana una ferita che per rimarginarsi richiederà tempo, molte risorse e nuove energie. Preso singolarmente, nessuno di questi tre elementi è risolutivo. Il tempo, di per sé, può essere sprecato senza una visione lungimirante accompagnata dagli strumenti per realizzarla. Le risorse, anche se copiose, senza idee per utilizzarle strategicamente finiscono disperse in rivoli. E anche le energie rischiano di essere frustrate se mancano gli strumenti e il tempo per trasformarle in forza di cambiamento.

A fronte di questo scenario, ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio dei Ministri in quanto crediamo che tra le energie indispensabili nella fase del rilancio post Covid-19 quelle del Terzo settore e dell’economia sociale debbano svolgere un ruolo fondamentale, non sostitutivo ma integrativo di quello delle imprese private e delle amministrazioni pubbliche, e in una prospettiva non di breve termine.

Non parliamo, solo, di riconoscere il contributo del Terzo settore nella gestione dell’emergenza, attraverso i volontari della protezione civile, le associazioni che hanno curato la distribuzione di viveri e generi di prima necessità, le cooperative sociali che hanno garantito i servizi nei luoghi più esposti al contagio, e molto altro ancora. O del contributo, più in generale, che le organizzazioni dell’economia sociale garantiscono all’economia italiana nel suo complesso, operando trasversalmente in tutti i settori e dando lavoro a più di un milione e mezzo di persone.

Parliamo del futuro che ci aspetta, delle nuove attività da sviluppare, dei posti di lavoro che andranno a sostituire quelli persi e che potranno essere creati nel settore della cura e dell’assistenza, nel rafforzamento del sistema sanitario soprattutto nella sua componente territoriale, nei servizi educativi e culturali, nella manutenzione del territorio e nella rivitalizzazione di centri minori e delle aree marginali, nella produzione in forma collettiva di energia da fonti alternative, nello sviluppo di un turismo locale sostenibile, e in molti altri ambiti che oggi neppure immaginiamo. Posti di lavoro declinati in gran parte al femminile e aperti anche a cittadini in condizioni di fragilità, creati da organizzazioni che da almeno due decenni – e in particolare dopo la crisi del 2008 – costituiscono, in termini sia di crescita del valore aggiunto e propensione all’investimento che di creazione di posti di lavoro, uno dei comparti più dinamici del nostro Paese. Parliamo della necessità di uno sviluppo economico che non neghi i valori sociali, ma anzi da questi tragga forza. Valori che sono costitutivi delle organizzazioni del Terzo settore e dell’economia sociale e di cui esse sono tra i principali promotori.

Perché dopo la crisi sanitaria e quella economica, dovremo impegnarci per evitare una crisi sociale dalle conseguenze devastanti.

In questi mesi il Governo non ha trascurato il Terzo settore e le organizzazioni dell’economia sociale. Nei provvedimenti per la ripresa economica si è tenuto conto di questi attori importanti della vita nazionale. Proprio per questo – come operatori, studiosi, cittadini – chiediamo un ulteriore passo, più ambizioso. Serve uscire dalla logica dei singoli interventi e tracciare anche per queste organizzazioni una linea di azione complessiva, ancorata a riferimenti chiari sui soggetti da coinvolgere e su tutti i possibili ambiti di attività e dotata di risorse adeguate a progettare uno sviluppo di lunga durata.

Abbiamo un’occasione, anzi due. In Europa sta prendendo forma un grande programma per dare forza al cosiddetto “pilastro sociale” dell’Unione, finora trascurato. Nei prossimi mesi la Commissione europea, dopo una consultazione ampia, darà luce a un Action plan per l’Economia Sociale, determinante per la programmazione comunitaria 2021-2027. In quella cornice verranno definiti obiettivi, strumenti e risorse per rafforzare il contributo allo sviluppo economico e sociale europeo del non profit, delle imprese sociali, dell’associazionismo, della filantropia e di tutte le organizzazioni che affondano le loro radici nell’esperienza collettiva. L’Italia deve fare altrettanto: si doti di un Action Plan nazionale per tracciare la strategia con cui rendere il Terzo settore e l’economia sociale parte integrante del percorso di rilancio del Paese.  Definisca le linee verso cui indirizzare risorse ed energie per sfruttare tutto il potenziale che le organizzazioni non profit e dell’economia sociale possono mettere a disposizione dell’interesse generale. Lo costruisca con una consultazione ampia tra tutti coloro che possono portare un contributo come ha deciso di fare la Commissione europea. Una consultazione che potrebbe opportunamente prendere avvio anche da una ricomposizione dei numerosi contributi e spunti emersi in questi mesi sul tema.

La seconda opportunità viene dal programma straordinario Next Generation EU e da tutti gli strumenti che la Commissione europea sta mettendo in campo per affrontare la crisi scatenata da Covid-19. L’indicazione che viene dall’Europa è che queste ingenti risorse servono non solo a far ripartire l’economia ma anche a irrobustire la coesione sociale. Ci sono specifiche azioni, come REACT-EU, pensate proprio a questo scopo. Quindi, al Presidente del Consiglio chiediamo che il Piano di azione per il Terzo settore e l’economia sociale venga finanziato con una quota non marginale delle risorse straordinarie e ordinarie che nei prossimi mesi verranno destinate all’Italia.

Serve un allineamento tra tempo, risorse ed energie. Serve un’azione di largo respiro e con uno sguardo lungo. Nessuna delle questioni che oggi siamo chiamati ad affrontare ha probabilità di essere risolta senza questa prospettiva e senza il contributo del Terzo settore e dell’economia sociale. È essenziale però che questo contributo non resti sotto il suo potenziale o vada disperso in mille frammenti. Perciò servono un Piano di azione nazionale e gli strumenti per realizzarlo.

Amendola Adalgiso | Università degli Studi di Salerno, Cattedra “Antonio Genovesi” di Economia Civile

Arena Gregorio | Presidente Labsus

Argiolas Giuseppe | Rettore Istituto Universitario Sophia (Firenze)

Armellini Fabio | CEO e co-founder Lift4Food

Barbetta Gian Paolo | Università Cattolica del Sacro Cuore

Bartolomeo Matteo | Avanzi

Bernardoni Andrea | Legacoopsociali Nazionale

Bianchi Donatella | Presidente WWF Italia

Bobba Luigi | Presidente di Terzjus, ex sottosegretario al Ministero del Lavoro

Bodini Riccardo | Direttore Euricse

Bonacina Riccardo |Founder and editorial coordinator VITA

Borgomeo Carlo | Presidente Fondazione Con il Sud

Borzaga Carlo | Presidente Euricse

Brancati Raffaele | Direttore MET e Presidente Donzelli Editore

Bruni Luigino | Università di Roma LUMSA

Calderini Mario | Politecnico di Milano

Canu Antonio | Presidente WWF Oasi

Capoleva Paola | Presidente Csv Lazio

Caporossi Paola | Direttore Fondazione Etica

Carazzone Carola | Segretario Generale Assifero

Carpinelli Michele | Fondazione Aurora

Chiappero Martinetti Enrica | Università degli Studi di Pavia

Cisternino Guido | Resp. Terzo settore e economica civile UBI Banca

Colombo Gherardo | Ex magistrato, presidente Casa Editrice Garzanti

Consiglio Stefano | Università di Napoli Federico II

Cotturri Giuseppe | Università degli Studi di Bari

Daffi Matteo | Brand strategist, Artefice Group

Dal Maso Matteo | Avanzi – MakeACube

De Bortoli Ferruccio | Presidente Vidas

De Liguori Beniamino | Fondazione Adriano Olivetti

De Luca Cristina | Presidente IPRS

De Paoli Monica | Notaio

Destefanis Sergio Pietro | Università degli Studi di Salerno

Di Gregorio Marco | Giornalista

Di Meglio Roberto | programme manager, ILO

Fanfani Marco | Ceo TBWA Italia

Fantozzi Pietro | Università della Calabria

Ferrera Maurizio | Università degli Studi di Milano

Fici Antonio | Università del Molise

Francesca Manolita | Università del Salento

Ghezzi Gioia | presidente EIT Governing Board

Giugni Lilia | Centre for Social Innovation, Cambridge Judge Business School

Gori Cristiano | Università degli Studi di Trento

Grandori Anna | Università Bocconi

Guerini Giuseppe | Presidente Cecop-Cicopa

Gui Benedetto | Istituto Universitario Sophia (Firenze)

Guzzetti Giuseppe | Già presidente Fondazione Cariplo, già presidente ACRI

Maffettone Sebastiano | Università Luiss Guido Carli

Maino Franca | Università degli Studi di Milano, Direttrice del Laboratorio Percorsi di secondo welfare

Manes Vincenzo | Presidente Fondazione Italia Sociale

Marcucci Marialina |Robert F. Kennedy Human Rights – Italia

Marocchi Gianfranco | Direttore rivista Impresa Sociale, vicedirettore Welforum

Marzocchi Franco | Presidente Aiccon

Massari Monica | Università degli Studi di Milano

Miniaci Raffaele | Università degli Studi di Brescia, presidente Centro Studi Socialis

Montanelli Lauro | Donor Italia

Morganti Marco | Responsabile Impact Gruppo Intesa Sanpaolo

Mosca Michele | Università degli Studi di Napoli Federico II

Musella Marco | Presidente Iris Network, Università di Napoli Federico II

Nappo Nunzia | Università di Napoli Federico II

Negri Zamagni Vera | Università degli Studi di Bologna, vicepresidente CEFA

Pagani Fabrizio | Presidente M&M – Idee per un Paese migliore

Pagliai Valentina | Robert F. Kennedy Human Rights – Italia

Pasi Francesca | Avvocato, Segretario Fondazione Fratelli Confalonieri

Pelligra Vittorio | Università degli Studi di Cagliari

Perali Federico | Università degli Studi di Verona

Petillo Ornella |Presidente Associazione Più A.R.I.

Porcari Serena | Presidente Dynamo Academy

Pozzoli Stefano | Università di Firenze

Prato Ledo | docente IULM, Segretario generale Associazione Mecenate 90

Provasi Giancarlo | Università degli Studi di Brescia

Randazzo Gianluca |Responsabile sostenibilità Banca Mediolanum

Razzano Renzo | CSV Lazio

Reina Rocco | Università della Magna Grecia di Catanzaro

Sabbadini Linda Laura | Direttore centrale ISTAT

Sacconi Lorenzo | Università degli Studi di Milano, direttore EconomEtica 

Sachy Marta | Fondazione Aurora

Salvatori Gianluca | Segretario generale Euricse, segretario generale Fondazione Italia Sociale

Savoldi Pierfranco | Fondazione Italia Sociale

Scalvini Felice | Presidente Assifero

Schenkel Marina | Università degli Studi di Udine

Sclavi Marianella | Sociologa

Sepio Gabriele | Segretario generale Terzjus

Tani Simone| programme manager, Città metropolitana di Firenze

Tramezzani Riccardo| Responsabile UBI Comunità UBI Banca

Trotta Annarita | Università della Magna Grecia di Catanzaro

Turrini Olga | Già dirigente ISFOL

Vallet Luigino | presidente onorario Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta

Venturini Alessandra | Università degli Studi di Torino, Ex-vicedirettore Migration Policy Centre (MPC)

Vernieri Marco | Già Chief HR ICCREA

Zamagni Stefano | Presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, Università di Bologna


Con il sostegno di:

Antonio Panero
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Sara Capitanio
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Maria Grazia Sighele
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Andrea Trentini
*
Bruna Travaglia
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Anna Tovazzi
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Roberto Bertolini
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Maria Grazia Valduga
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Maria Regina Brun
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Corrado Beiato
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Veronica Barini
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Francesca Righi
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Eliseo Tacchella
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Fiordanna Dosso
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Luisa Zanotelli
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Lorenza Vettor
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Renzo De Stefani
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Claudio Merighi
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Roberto Fiorini
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Maria Rosa Capotorto
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Vito Intino Bari
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Carlo Pulcini
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Luigi Landolfi
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Maria Carla Acler
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Cristina Corsi
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Vito Davide Ciavirella
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Sebastiano Ciavirella
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Cinzia Scalia
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Emanuele Cusa
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Laura Corazza
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Laura Peruzzo
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Alessandro Catellani
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Ester Gubert
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Luisa Antoniolli
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Margherita Vacca
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Tommaso D’Alterio
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Giovanni Solinas
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Andrea Angelo
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Emanuele Alecci
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Alessandro Padovani
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Benedetto Campione
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Martina Visentin
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Donatella Gasperi
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Nicholas Moser
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Enrico Muller
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Giulia Cordella
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Alessandro Martello
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Adriana Alessandrini
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Costanza La Mantia
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Isabella Polloni
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Marco Salvadori
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Ema Maggio
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Chiara Chiappa
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Marco Bernardi

Beatrice Pace
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Federico Maggiora
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Chiara Lunel
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Ilana Gotz
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Marzia Ravazzini
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Fabio Bazzanella
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Paolo Tigrino
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Monica Ricci
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Alessia Bertolini
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Milena Rizzardi
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Marcello Bogetti
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Piercarlo Gera
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Roberto De Micco
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Giulio Petitta
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Eleonora Lenti
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Rosella Guarneri
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Luciano Bedin
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Francesco Fassi
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Giuseppe Critelli
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Valentina Chieco
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Elisabetta Ottavia
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Giovanna Ferretti
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Giorgio Del Zanna
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Umberto Zandrini
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Giuseppe Vincenzo
Mancuso
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Emilio Mastroianni
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Vera Huber
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Myra Stark
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Rocco Moretti
*
Maria Gonzo Fedel
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Giovanni Salzano
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Michele Pellegrini
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Nicola De Min
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Bruno Cassola
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Annalea Pillitteri
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Alberto Signor
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Marco Biazzo
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Vittorio Caracciolo
*
Caterina Bruschi
*
Pamela Bolognini
*
Laura Angeletti
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Bruno Merlini
*
Nadia Russo
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Alessandro Fabbri
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Mauro Svaldi
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Fabio Armellini
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Elena pozzi
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Amelia Iannotta
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Antonio Morlando
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Alice Sartori
*
Massimo Occello
*
Immacolata Ciardi
*
Elisa Polo

Alfonso Cotera Fretel
*
Melchiorre Lino Orler
*
Cinzia Festa
*
Davide Festa
*
Rosa Rizzato
*
Claudia Borrelli
*
Angelica Padula
*
Alessandra Dal Colle
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Ezio Gionco
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Valentina Mancusi
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Mauro Angeloni
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Francesca Sorci
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Maria Solidea Olmi
Monzani
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Giovanna Galli
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Monica Danelutti
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Simone Gentili
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Antonio Angelino
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Antonietta Bazzocchi
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Erika Baglione
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Karl Tragust
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antonietta tempesta
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Elisabetta Carollo
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Rosario Bressi
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Silvia Romanzani
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Brigida . Monda
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Emanuela Rossi
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Micaela Bertoldi
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Davide Veronese
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François de Brabant
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Roberto Dal Corso
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Elisabetta Artoni
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Pietro Lostia
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Antonio Scrimieri
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Edmondo Esposito
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Alessandro Tolomelli
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Gabriele Pluchino
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Pierino Di Cello
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Danilo Salerno
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Silvana Bartolini
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Rosanna Ferrari
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Giuseppe Di Francesco
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Francesca Amici
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Anna Maria Arioli
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Gabriele Lionello
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Giancarlo Barzaghi
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Stefano Maines
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Anna M. Merlo
*
Cristina Rapone
*
Pieralfonso Iacono
*
Roberto Baldo

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Published on 01/04/2020by redazione

Coronavirus e Terzo Settore

In questo tempo straordinario di sospensione delle nostre vite quotidiane, in cui tante delle cose che siamo abituati a dare per scontate vengono a mancare, c’è una generale – anche se non certo unanime – riscoperta di valori a cui la nostra società e il nostro stile di vita hanno dato sempre meno peso: il tempo per sé, le relazioni con gli altri, il senso civico, la solidarietà. Paradossalmente, proprio nel momento in cui le relazioni interpersonali vengono limitate al massimo ci riscopriamo comunità. Riscopriamo che i nostri destini sono inesorabilmente intrecciati, che quello che fa ognuno di noi impatta sul prossimo e vice versa. E che in una società sempre più individualista è la dimensione collettiva quella da cui dipende davvero il nostro futuro. 

Così nell’emergenza viene data giusta enfasi ai comportamenti solidaristici: dalla solidarietà tra vicini di casa, nei gesti concreti e nei gesti simbolici che rimbalzano in questi giorni da un balcone all’altro, alla solidarietà con chi compie il proprio dovere “in prima linea”, sia medico, infermiere o addetto alle pulizie nei reparti di terapia intensiva; alla solidarietà sociale in senso ampio nei confronti delle persone, delle imprese e delle organizzazioni che stanno soffrendo le conseguenze anche economiche della crisi sanitaria che sta investendo il mondo intero.  

Ecco, in questo richiamo all’importanza della solidarietà bisogna stare attenti a non dimenticarsi di chi la solidarietà l’ha sempre praticata nel quotidiano, fino a farne l’oggetto del proprio lavoro. Di quelle organizzazioni che nella cura delle relazioni e nell’erogazione di servizi sociali trovano la propria ragion d’essere. E che anche adesso, nel mezzo dell’emergenza sanitaria, continuano ad impegnarsi e ad erogare servizi tra mille difficoltà e lontano dall’attenzione mediatica – dalle associazioni che assistono le persone senza fissa dimora ai lavoratori delle cooperative sociali impegnati nelle pulizie di ospedali e case di riposo. 

In altre parole il mondo degli enti di terzo settore, che come noto è stato colpito molto duramente dallo stato di emergenza in atto. Quando parliamo di questo mondo parliamo di un patrimonio collettivo di risorse, di relazioni, di competenze su cui tutti abbiamo fatto affidamento e da cui dipende in modo imprescindibile il nostro sistema di welfare. Un patrimonio che rischia di essere significativamente compromesso se non vengono prese misure urgenti per tutelarlo, e che non deve uscire dalla crisi ridimensionato perché nei prossimi mesi e anni ne avremo ancora più bisogno che nel passato.

Bisogna quindi guardare in primo luogo agli enti pubblici, dal governo nazionale fino alle amministrazioni locali, perché si ricordino di chi eroga i servizi di interesse generale ai loro cittadini, spesso partecipando attivamente anche alla programmazione sociale e alla progettazione degli interventi. E adottino quindi tutti i provvedimenti necessari per far sì che questa capacità di dare risposta ai bisogni (destinati ad aumentare a seguito di questa crisi) non venga a mancare. Ma bisogna anche pensare a ciò che si può fare per mobilitare risorse private, nelle forme più disparate: donazioni, lasciti, investimenti, volontariato. Il decreto Cura Italia introduce interventi di sostegno innovativi: spetta ora alle amministrazioni regionali  adottarli, adattandoli se necessario ai vari contesti locali.

Se saremo capaci di apprendere da questa emergenza potremmo trovarci a vivere in un mondo più solidale, più attento alla dimensione collettiva (dei problemi e delle risposte), più equilibrato nel suo modello di sviluppo. Il primo banco di prova sarà la cura che metteremo nel proteggere le persone e le organizzazioni che hanno sempre operato in questa direzione.

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